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Abitazioni tipiche e scorci
Casa a Quittengo: sito sulla strada carrozzabile che attraversa il paese, l'edificio è costituto da tre piani fuori terra, di cui il primo a volume chiuso, gli altri a loggiati. La struttura è realizzata in muratura mista; le pareti sono in blocchi di sienite piuttosto irregolari , eccetto che negli angoli e nei pilastri dove sono squadrati e ben curati; le rifiniture di porte e finestre mostrano invece l'utilizzo del mattone, mentre il manto di copertura è in coppi.
L'impiego di due materiali non stupisce in quanto Quittengo si trova in una posizione tale per cui per l'incidenza dei trasporti poteva essere conveniente sia acquisire materiali a Biella (laterizio) che locali (pietra).
Il primo piano presenta un profondo loggiato il cui parapetto è costituito da blocchi di pietra; di particolare pregio sono le due aperture ad arco sul lato destro dell'edificio. L'abitazione si trova a questo livello come mostrano le porte e le finestre sulla parete di fondo della loggia. Nel sottotetto è presente un ampio locale adibito a fienile aperto sulla fronte principale per ricevere un'adeguata areazione.
L'ambiente non è comunicante con il resto della casa; l'accesso, infatti, avviene dall'esterno dove la forte pendenza del terreno ha consentito di ricavare un ingresso indipendente al piano superiore.
A differenza di altre borgate della Valle, meno favorite dall'esposizione e dalle condizioni climatiche, gli sporti di gronda diventano ampi per proteggere maggiormente i prospetti.

Casa a Montesinaro (Piedicavallo): l'edificio si trova nella parte alta del paese ed è circondato da un ampio prato al principio del sentiero che conduce al monte Bo, la maggior elevazione della valle (2556 mt s.l.m.).
La struttura mostra una bella muratura in pietra a vista; il materiale, costituito da blocchi squadrati misti ad elementi irregolari, è accuratamente apparecchiato utilizzando una modica quantità di malta.
Le aperture, che constano di un'intelaiatura lignea e di un architrave lapideo, sono incassate nel muro per avere una maggior protezione dagli agenti atmosferici. Gli ingressi sono tre, uno al piano terra che conduce alla stalla (lo dimostra anche la sua larghezza), gli altri due all'abitazione che si articola su due livelli.
L'aspetto rurale e la presenza della ripida scala in pietra che porta al secondo piano, del tutto simile a quelle dei fienili, fa supporre che l'edificio sia nato come abitazione, ma sia stato usato prevalentemente come rustico.
Il manto di copertura è in lose e mostra un piccolo abbaino con tettuccio, in corrispondenza del quale, in facciata, vi è una finestrella; in base a questi elementi si pensa possa esistere un soppalco che sfrutta il volume del sottotetto.

Casa a Sassaia (Quittengo): l'edificio, ubicato in una piazzetta della borgata, si trova in un avanzato stato di degrado; manca l'ultimo piano demolito da alcuni anni e la struttura attigua è crollata completamente.
La costruzione è stata presa in esame, nonostante le pessime condizioni in cui versa, per la particolare armonia dello schema compositivo e per il pregevole loggiato che dà identità ai prospetti.
La muratura, ora parzialmente a vista, ma originariamente intonacata, mostra una struttura mista costituita da blocchi lapidei e laterizio.
Le aperture, che al piano terra sono di forma semplice, quadrangolari, al piano superiore si articolano in una successione di archi ribassati di buon valore formale.
Su davanzali modanati in pietra poggiano pilastrini, mensolati dello stesso materiale che sostengono gli archetti di mattoni.
La porta d'ingresso, posta sotto il voltone, reca, sul proprio architrave, l'anno di costruzione.

Gruppo di case a Piedicavallo: Nei villaggi valligiani è raro trovare abitazioni sparse, se non quelle costruite nell'Ottocento con ampi giardini a corredo di carattere alto borghese.
Gli edifici più modesti e antichi seguendo schemi ben precisi e consolidati dall'esperienza tendono a utilizzare al meglio il poco suolo disponibile. Per questo motivo le case sono accorpate e hanno uno sviluppo prevalentemente verticale.
Particolarmente interessate sono le abitazioni a cortina in località "Ca vegge" a Piedicavallo che mostrano un volume chiuso ai piani inferiori e la tipologia a loggiato aperto in quelli superiori.
Nel sottotetto, molto alto, veniva conservato il fieno e rimaneva aperto, come appare tutt'oggi, per permettere una buona areazione del locale.
Molto interessante è ancora il piccolo servizio igienico sulla fronte principale, realizzato in legno. La struttura poggia su una lastra lapidea irregolare incastrata nella muratura; nella parte sottostante è visibile lo scarico, un grande cilindro formato da blocchi cavi sovrapposti.
Mentre nei comuni di fondovalle questo tipo di opere sono realizzate in laterizio, nei paesi a quota maggiore, essendo meno costosa la pietra, era più conveniente utilizzare questo materiale, anche per i condotti di scarico delle latrine e per le stesse tubazioni interrate.

Casa a Riabella (Campiglia Cervo): l'edificio, sito nella parte bassa del paese, è di origine settecentesca anche se il millesimo sull'architrave della porta reca la data 1817, infatti su una pietra d'angolo sono incisi l'anno 1791 e anche alcune lettere ormai illeggibili.
La struttura si articola su vari livelli, vi è un ingresso verso valle con a fianco una piccola finestra che indica la presenza della stalla, separata dal resto della casa.
Sull'altro lato vi è una porta che dà accesso all'abitazione vera e propria; essa si sviluppa su due piani, di cui il primo è probabilmente costituito da un unico vano di forma allungata poiché vi è una sola finestra, il secondo invece è un grande spazio, aperto sulle due facciate.
Il parapetto del loggiato si presenta su un fronte chiuso in muratura, sull'altro aperto con una balaustra lignea.
Il sottotetto, separato dall'ultimo piano da un solaio costituito da una serie di tavole accostate appoggiate su travi di castagno, è utilizzato come fienile. La notevole sporgenza del tetto è stata pensata proprio per la protezione del materiale sottostante.
Le abitazioni vicine presentano una tipologia a schiera.

Voltone a Forgnengo: L'esiguità dello spazio costruibile è da sempre una caratteristica comune ai paesi valligiani.
Il problema è stato superato attraverso strategie costruttive che hanno consentito di sfruttare al meglio il terreno disponibile; un esempio è quello dell'edificazione di volumi molto contenuti alla base e sviluppati in altezza. Un altro modello, che si integra con il precedente, è quello di realizzare dei voltoni sulle stradine interne sui quali costruire i piani superiori delle abitazioni. In questo modo è possibile ottenere una maggior superficie d'uso e mantenere la continuità dell'edificato.
Le tipologie dei sottopassi sono diverse per forma, dimensione e materiale; generalmente voltati, possono essere in pietra a vista o intonacata, in piano o inclinati per superare i dislivelli del terreno, ma anche a travature lignee semplici o composte, miste a pietra e laterizio. Qualsiasi schema venga utilizzato l'importanza, a livello urbanistico, di questo modello architettonico è fondamentale.
Particolarmente interessante per la tecnica costruttiva è il manufatto sito nella parte alta del cantone Forgnengo, lungo la mulattiera che sale all'Alpe Campo. La struttura è costituita da blocchi lapidei disposti a secco in modo da creare un arco a tutto sesto. Il voltone, probabilmente cinquecentesco, con copertura orizzontale in legno, si è mantenuto integro fino a pochi anni fa poi, l'edificio soprastante, da lungo tempo abbandonato, è crollato cancellando l'antica testimonianza.
Oggi è possibile apprezzare l'arco di ingresso costituito da pietre squadrate sulle quali si inseriscono gli elementi irregolari, ma accuratamente apparecchiati, della muratura sovrastante che, per un tratto, è ancora visibile.
Da alcune fotografie storiche si è rilevato che il crollo è avvenuto in un edificio vicino a quello in oggetto e, come accade in strutture accorpate e addirittura con muri in comune, si è verificato un processo a catena di cedimenti che hanno distrutto importanti segni dell'uomo.

Sottopasso a Mortigliengo (San Paolo Cervo): il manufatto è costituito da una bella muratura in pietra squadrata sulla quale è impostata una copertura orizzontale a travature lignee che sostengono un tavolato.
L'androne non corre tra due abitazioni ma solo un lato è formato dalla parete di una casa dove, tra l'altro, si aprono porte e finestre; sull'altro, essendo affacciato sulla valle, è stato possibile creare due grandi aperture che illuminano il sottopasso.
Le arcate sono particolari infatti mostrano una forma inusuale in Valle: l'arco ogivale.
Il piano di calpestio è realizzato in lastre di pietra squadrate e sottili, un tempo interrotte da un canale di raccolta dell'acqua.
Fino a pochi anni fa il collettore manteneva intatte le proprie caratteristiche, mostrando una bella struttura a cielo aperto costituita da elementi lapidei di forma parallelepipeda accuratamente rifiniti; oggi è stato chiuso, ma si possono ancora vedere le sponde che sporgono.

Sottopasso a Tomati (Quittengo): nella parte alta del paese si trova un gruppo di edifici abbandonati o utilizzati come depositi, attraverso i quali corre un lungo sottopasso, articolato su tre livelli. Dalla mulattiera superiore si scende seguendo un percorso gradonato, chiuso all'intorno da alte pareti in blocchi irregolari di pietra dove si apre l'ingresso di un'abitazione.
Questo primo tratto, piuttosto buio, ha una copertura molto particolare, ma non inusuale nella zona.
L'orizzontamento è costituito da travi di castagno tra le quali sono sapientemente incastrati elementi lapidei di varie grandezze; alcuni pezzi mancanti consentono di vedere che sopra questo solaio è stato steso un letto di malta per poter sistemare la pavimentazione dell'ambiente soprastante.
A questo punto il percorso si piega ad angolo retto mantenendo le stesse caratteristiche viste prima; quindi si scende ancora lungo una mulattiera in acciottolato, priva di luce e coperta con il medesimo sistema. L'ultima parte del sottopasso, che si imbocca con un ulteriore cambiamento di direzione, è totalmente diversa.
E' più stretto e più basso; il solaio è costituito da alcune travi trasversali sulle quali è appoggiato un semplice tavolato, che è anche il pavimento del piano superiore. L'uso della pietra è limitato a un arco con una freccia talmente corta da assomigliare ad una trave e infatti è questa la sua funzione.
Il fatto che questo tratto sia diverso dal precedente è giustificato dalla presenza di altri edifici, caratterizzati da soluzioni architettoniche diverse, che hanno condizionato la struttura dell'androne. Qui infatti si aprono tre porte che conducono ad altrettante abitazioni.

Sottopasso a Piaro (Campiglia Cervo): il manufatto, sito lungo la mulattiera che attraversa la parte bassa della borgata, è caratterizzato da due sottopassi con peculiarità diverse.
Il primo è costituito da un tratto realizzato in pietra squadrata con copertura a volta a botte ribassata, seguita da una volta a crociera in laterizio. All'esterno un arco corona l'ingresso con una struttura formata da elementi parallelepipedi ben rifiniti.
Sotto il voltone vi sono due ingressi che conducono alle abitazioni soprastanti e anche una panca in pietra per la sosta, tipico elemento d'arredo fuori dalle case valligiane.
Il secondo sottopasso presenta uno schema a travature lignee che sostengono un tavolato.

Balcone a Finestra a Montesinaro (Piedicavallo): esistono due tipologie abitative prevalenti in Alta Valle Cervo: la casa a loggiato aperto e quella a volume chiuso. Quest'ultimo modello, più frequente negli insediamenti a quote elevate, differisce dal precedente perché alla loggia si sostituisce il balcone.
Esso è costituito principalmente da pietra ai piani inferiori, dove la struttura è più soggetta agli agenti atmosferici, mentre all'ultimo piano può essere in legno e protetto dallo sporto del tetto, sempre molto pronunciato. L'esempio qui riportato, mostra una civile abitazione di modesta fattura in cui è stata rivolta un'attenzione particolare alle rifiniture.
Le mensole incastrate nel paramento, generalmente semplici blocchi di forma parallelepipeda, vengono finemente scolpiti dal proprietario ed anche costruttore, per diventare un motivo decorativo della facciata.
L'originale inventiva rende gli elementi lapidei diversi uno dall'altro; particolarmente apprezzabile è la faccia stilizzata realizzata sul primo, che diventa una gustosa ricercatezza.
Allo stesso modo nella finestra si rileva la presenza di una colonnina scolpita che arricchisce l'aspetto essenziale dell'apertura.
Esempi come questo non sono molto frequenti; più spesso le forme sono meno elaborate, ma denotano ugualmente, anche se in maniera diversa, una ricerca del particolare o di elementi decorativi personalizzati che rendono ogni casa diversa dalle altre e facilmente distinguibile.

Scala di accesso a fienile a Montesinaro (Piedicavallo): le case valligiane sono caratterizzate dalla presenza, sotto lo stesso tetto, di locali d'abitazione (cucina, camera da letto) e di ambienti legati all'attività rurale (stalla, fienile).
Gli animali sono da sempre una risorsa importante per il sostentamento della famiglia; infatti il guadagno ottenuto dagli uomini svolgendo il lavoro di muratore e di artigiano veniva integrato dall'attività delle donne con i prodotti derivanti dalla lavorazione del latte, in parte venduti al mercato.
Le ristrettezze economiche in cui versava la maggior parte dei nuclei familiari non consentivano di possedere un rustico per il ricovero del bestiame in paese (al massimo poteva essere realizzato in quota per il pascolamento estivo e alle medie altezze per quello effettuato durante la mezza stagione); per questo motivo ed anche per l'esiguità del suolo edificabile, i locali destinati a stalla e a fienile venivano ricavati all'interno dell'abitazione, rispettivamente al piano terra e nel sottotetto.
Per raggiungere il fienile generalmente ci si serve della scala interna all'edificio, ma vi sono anche molti esempi in cui l'ingresso è indipendente da quello principale; in questo caso l'ambiente è raggiungibile attraverso una scala esterna.
Nella frazione Montesinaro è possibile apprezzare molte testimonianze che mostrano le capacità tecniche nella realizzazione di questi manufatti.
La scala, qui proposta, è sita lungo la mulattiera che conduce al monte Bo ed è caratterizzata da una rampa doppia, molto ripida, che consente il raggiungimento del fienile, posto al terzo piano.
La struttura impiega elementi lapidei molto irregolari assemblati con cura: i gradini sono costituiti da piccoli blocchi che sostengono lastre di pietra che fungono da pedata. Mentre il primo tratto è formato da una muratura piena poggiante sul terreno, il secondo è sorretto da due mensoloni inclinati ed incastrati nella parete dell'edificio.
Ancor di più questa parte dimostra l'abilità del costruttore il quale è riuscito a realizzare, nonostante il piano obliquo e l'assenza di legante, una struttura solida e duratura nel tempo.
La porta a due battenti è molto ampia perché è commisurata alla larghezza della gerla colma di fieno, portata a spalle dalle donne che dopo un lungo cammino dal luogo in cui avveniva il taglio dell'erba, dovevano percorrere queste ripide e pericolose scale trasportando pesanti carichi.

Scala di accesso a fienile a Montesinaro (Piedicavallo): il manufatto, sito sul retro di una delle ultime case della frazione, rappresenta, forse, l'esempio più bello tra quelli esaminati e certamente il più ardito.
Le due rampe, disposte ad angolo retto, superano un dislivello di tre piani; mentre la prima si sviluppa soprattutto in lunghezza, dando un senso di solidità per il fatto di poggiare sul terreno, la seconda appare, nella sua forma simile a quella di un arco rampante, estremamente leggera, quasi precaria.
In realtà tutta la struttura è stabile, lo dimostra anche il fatto che resiste da almeno duecento anni, ed è costruita con grande abilità tecnica; i piccoli ed irregolari blocchi di pietra sono stati apparecchiati con cura, utilizzando una modica quantità di legante nella parte inferiore, che salendo è più consistente per la complessità della costruzione.
La forte pendenza della seconda rampa è eccezionale, sembra quasi sfidare la legge di gravità, se si considera che per metà della sua lunghezza è sostenuta da due mensole di pietra inclinate ed incastrate nella parete della casa.

Sfiatatoio da fumo a mensola ai Munté (Piedicavallo): i rustici che si trovano a mezza o ad alta quota sono dotati spesso di un caminetto interno, utilizzato dal pastore per riscaldare il locale e per la lavorazione del latte.
I fumi derivati dal focolare, sovrastato da una cappa, escono da un buco praticato nella muratura che è simile a una finestrella. Per evitare che la combinazione di aria calda, proveniente dall'interno, e di correnti fredde esterne, provochi problemi di tiraggio, viene posta una lastra di protezione.
Fuori dagli edifici si possono quindi vedere mensole sporgenti dalla muratura che sostengono una pietra sottile ed inclinata che, oltre a migliorare lo sfiato, ripara la canna fumaria dalle intemperie.
Purtroppo molte testimonianze sono state cancellate; i vecchi fumaioli sono stati sostituiti da moderne strutture in calcestruzzo o eternit che snaturano l'architettura e alterano l'originaria compostezza formale.Ad esempio nella frazione Farondo su una decima di manufatti ne è rimasto integro solamente uno.
Il fumaiolo, proposto come esempio, si trova Ai Munté, una piccola frazione a mezza costa; esso conserva gli elementi tipici: l'apertura inquadrata da blocchi di pietra sottili e squadrati, le due mensole con un piccolo rialzo nella parte terminale sul quale si incastra la lastra inclinata di protezione. La facciata annerita del rustico mostra ancora i segni dell'antico uso.
Da notare ancora la struttura sovrastante, costituita da mensole orizzontali di sostegno alla falda del tetto. Gli elementi lapidei, regolari e ben rifiniti, formano un piano orizzontale funzionale all'appoggio delle prime lose della copertura.
E' un sistema molto utilizzato, non solo nei rustici, ma anche nelle civili abitazioni per aumentare la profondità dello sporto di gronda.

Porta della Società di Mutuo Soccorso a Piedicavallo: a metà Ottocento si formarono in Italia e all'estero le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso allo scopo di fornire solidarietà, aiuto e assistenza ai lavoratori, fino ad allora impediti ad associarsi.
Tra le altre iniziative queste società provvedevano anche alla vendita di generi di prima necessità agli iscritti, a prezzi calmierati.
La prima società venne fondata a Bardonecchia negli anni '60 dai muratori e scalpellini che lavoravano al traforo del Frejus. Al termine dei lavori (1871) la sede fu trasferita a Campiglia Cervo con la denominazione di Società Operaia di M. S. della Valle d'Andorno che raggruppava lavoratori di tutti i comuni e frazioni valligiani.
L'anno successivo venne fondata quella di Piedicavallo; i residenti del paese, per motivi campanilistici, avevano preferito fondare una propria Società. In un grande edificio in pietra che ancora ospita la Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai, ha avuto sede la Cooperativa di Consumo rimasta in attività fino agli anni '50.
Nel tempo si dotò di una fornita biblioteca e di una bandiera in seta. Festeggia le festa sociale la prima domenica di gennaio.
Delle tre società presenti in Valle (Campiglia, Rosazza Piedicavallo) è l'unica ancora operante.
Rinfiancata da stipiti a due elementi e sormontata da un architrave in aggetto e da un sovraporta a semicerchio nella stessa pietra, questa bella porta in legno presenta nei due pannelli superiori due mani intrecciate, simbolo di fratellanza.
Dall'inferriata del sovraporta sono pure visibili, nella parte inferiore, al centro, le due lettere S ed O (Società Operaia) sovrapposte.
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