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L'architettura in Alta Valle Cervo
L'ambiente costruito valligiano si presenta estremamente compatto ed omogeneo, gli insediamenti sono il frutto del lavoro e delle fatiche di una comunità che, nonostante le difficoltà imposte dalla realtà montana, ha saputo creare spazi organizzati e funzionali alle proprie esigenze.

La montagna e l'uomo: la relazione tra la montagna e l'uomo è un aspetto fondamentale per capire l'evoluzione sociale, economica, architettonica dell'Alta del Valle Cervo; la conformazione del territorio, caratterizzato da vaste zone boschive e dalla diffusa presenza della pietra, la convivenza continua con un ambiente mutevole e povero di risorse hanno condotto i valligiani a sfruttare al meglio ogni possibilità offerta loro.
L'uomo ha modellato l'ambiente creando aree per il pascolo e la coltivazione, elementi essenziali per l'allevamento di pochi capi di bestiame, ha costruito mulattiere di collegamento tra le borgate, ha realizzato modelli insediativi accorpati, per evitare lo spreco del suolo, ha agito sulla natura per conquistare spazi di vita e di lavoro, ma sempre ed assolutamente nel rispetto della stessa. Si è creato quindi un equilibrio tale per cui in nessun'altra zona del Biellese è possibile apprezzare un così perfetto inserimento ambientale del manufatto antropico.

Le borgate e i paesi: sono stati costruiti dai membri della comunità cercando di sfruttare al meglio condizioni territoriali e climatiche; gli edifici vengono quindi disposti in base a schemi determinati, ad esempio seguendo le curve di livello.
Il villaggio diventa una realtà autosufficiente perché dotato di opere pubbliche e collettive (la chiesa, il lavatoio, il mulino, le fontane, gli abbeveratoi e il municipio nei centri maggiori); i percorsi interni sono costituiti da comode mulattiere gradonate in acciottolato dimensionate e funzionali alle esigenze del bestiame e del trasporto a dorso, con le gerle, dei materiali.
Nei paesi, inoltre, è possibile apprezzare alcune abitazioni, mantenutesi integre nel tempo, che presentano nel sottotetto l'antico fienile; infatti per provvedere al bestiame nei mesi invernali, periodo in cui l'animale stava in stalla all'interno della casa, era necessaria una scorta alimentare adeguata, costituita da erba tagliata nella bella stagione e dalle foglie di frassino, sfrondato in autunno e usato oltre che come nutrimento, anche per realizzare il giaciglio delle bestie.
Particolarmente importanti sono alcune testimonianze di accessi a fienili nella frazione di Montesinaro; gli edifici prevalentemente a volume chiuso, presentano ripide scale in pietra che conducono ai depositi posti ai piani superiori.
A rampa semplice o doppia, sono realizzate in blocchi irregolari di varia grandezza apparecchiati generalmente utilizzando poca malta; la pedata è costituita da una lastra lapidea sottile che regolarizza la muratura.
Lo spazio del sottoscala può essere sfruttato ricavando un piccolo ambiente da utilizzare a deposito.
Fuori dalle borgate sono anche frequenti edifici di carattere esclusivamente rurale; ove possibile, infatti, si creano ampi spazi di deposito per la legna e il fieno per integrare le scorte invernali.
Queste costruzioni, realizzate soprattutto nel bosco, ma in prossimità delle abitazioni, per evidenti ragioni di comodità, presentano una tipologia molto simile a quelle con funzioni abitative di carattere stagionale che si trovano in quota.
Lo spazio è ridotto allo stretto necessario, due piani fuori terra: sotto un ambiente che funge da stalla, sopra il fienile.
Nei cascinali con funzione residenziale stagionale il locale di abitazione è riscaldato da un focolare per consentire al pastore di soggiornare e di lavorare il latte. Essendo una sistemazione legata a pochi mesi l'anno, non c'è la camera da letto ed il margaro dorme nell'unica stanza o nel fienile.
Alcuni cascinali conservano ancora antichi "fumaioli" in pietra costituiti da due mensole che sorreggono una lastra inclinata, che agevola l'uscita del fumo.

La casa: quella tradizionale è in genere elevata in altezza e di piccole dimensioni planimetriche per ricavare più locali col minor consumo di suolo; sono molto frequenti corpi aggettanti e coprenti le strade, a partire dal primo piano, che impongono la creazione di sottopassi ad arco o a travatura lineare.
Gli edifici hanno doppia funzione, di abitazione e di luogo di lavoro.

Molta cura è prestata ai particolari architettonici realizzati in materiale lapideo a vista; pregevoli sono i davanzali, le soglie, i piedritti e gli architravi delle porte d'accesso che in genere recano, scolpiti, il millesimo di costruzione o di ristrutturazione e le iniziali del proprietario.
Spesso il cornicione del tetto è mensolato arricchendo il prospetto dell'edificio e mascherando l'orditura lignea della copertura.
Il tetto, quasi sempre a due falde simmetriche e convergenti nel colmo è l'elemento di maggior caratterizzazione. I manti a spioventi poco inclinati sono per lo più in lose, lastre ricavate dalle cave di scisto sfaldabile; scendendo verso il fondovalle numerosi sono invece i tetti in coppi.
L'orditura lignea di sostegno, a sezione variabile a seconda del peso che deve sopportare, è realizzata in tronchi di castagno selvatico e rovere scortecciati. Questi due legni, scarseggiando le resinose, erano i più adatti all'uso perché resistenti all'attacco di insetti xilofagi e all'usura del tempo. Dello stesso materiale sono i solai, i serramenti e le scale interne delle case, come pure le balconate nei tanti esempi di edifici a loggiato aperto.
I serramenti sono in genere molto incassati nelle aperture per essere meglio protetti dagli agenti atmosferici, mentre nelle località con buone condizioni di soleggiamento, gli sporti dei tetti presentano, nella maggior parte dei casi, una notevole sporgenza per riparare la struttura sottostante.

L'allevamento: ogni famiglia possedeva alcuni capi di bestiame necessari per il suo sostentamento, quindi nelle case esiste sempre la stalla, posta al piano terra. All'allevamento sono legate altre importanti attività rurali, prima fra tutte la produzione e conseguente lavorazione del latte, di consumo familiare o venduto al mercato per arrotondare il bilancio.
Alla sua conservazione si provvede creando un locale attiguo alla stalla oppure, nei cascinali esterni al paese dove vengono portate le mucche da primavera all'autunno a pascolare, sono diffusi i "crutin" o "truinet", piccole costruzioni in pietra generalmente interrate o a ridosso di una roccia per mantenere una bassa temperatura.

Il materiale da costruzione: quello dominante è la pietra, lavorata da abili maestranze, gli scalpellini, che realizzano paramenti regolari e opere pregevoli d'arredo urbano: lavatoi, fontane, panche per la sosta.
La frazione di Valmosca costituisce la zona limite oltre la quale non è più conveniente, per l'alto costo, acquisire e trasportare materiale dal basso; a monte della stessa località i manti, fino a qualche decennio addietro, erano esclusivamente in pietra.
Addentrandosi nei paesi o nelle borgate esterne è frequente osservare murature di abitazioni e di edifici rurali, non intonacate, che mostrano strutture costituite da blocchi irregolari, appena sgrossati, assemblati con accuratezza e perizia. Queste opere sono il frutto delle buone capacità costruttive di ogni membro della comunità; tutti i valligiani, infatti, avevano nozioni nel campo dell'edilizia, conoscevano i materiali e il modo in cui impiegarli.
Pastori e agricoltori, non potendosi affidare, per la mancanza di mezzi, ad imprese, da sempre hanno costruito da soli la propria casa e hanno utilizzato la pietra dei corsi d'acqua, delle pietraie e delle cave per le murature, i manti di copertura, l'arredo urbano e la viabilità rurale; la medesima abilità veniva sfruttata per le manutenzioni delle preesistenze.
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