home --> itinerari --> Casa Museo
La Casa Museo
La Casa Museo di Rosazza viene inaugurata nel 1987, ma le sue origini vanno ricercate in una serie di promosse da un gruppo ristretto di valligiani fin dagli anni Sessanta.
Nel 1969 viene allestita la prima di una serie di mostre di carattere etnografico per documentare, attraverso una ricca collezione di oggetti, documenti, fotografie, testimonianze scritte e orali, la vita ed il lavoro della popolazione dell'Alta Valle Cervo.
Questa rassegna e quelle che seguirono negli anni successivi furono un'occasione per riflettere sulle vicende storiche, economiche, sociali e umane delle comunità e anche un motivo per affrontare il tema dell'impoverimento del territorio a causa del suo abbandono da parte della popolazione.
Grazie al "volontariato culturale" di alcuni residenti si ricostruirono i percorsi della memoria storica:
- il lavoro degli abili muratori e scalpellini locali
- il fenomeno dell'emigrazione, temporanea prima, definitiva in un secondo momento
- l'attività estrattiva, ancora attiva in quegli anni
- la vita nella comunità, nei vari aspetti
- le attività rurali
- le abitazioni e il loro rapporto con l'insediamento
- gli alpeggi.
Avendo avuto successo i primi esperimenti, si continuò a ricercare materiale e a continuare il dialogo con la popolazione locale, utile alla ricostruzione delle vicende familiari e storiche: i ricordi degli anziani, infatti, hanno contribuito a ripercorrere il vissuto attraverso le fotografie, i segni diffusi sul territorio, i documenti, gli oggetti del quotidiano che loro stessi avevano visto e conosciuto in prima persona.
Nel 1985 la Comunità Montana Alta Valle Cervo acquista un'abitazione settecentesca e la destina a divenire Casa Museo dove raccogliere il materiale storico. Prende il via un programma di recupero della memoria storica locale, finalizzato alla diffusione dell'identità culturale dell'Alta Valle Cervo. Il lavoro svolto in questi anni dal gruppo di persone, impegnando energie e disponibilità personale nella realizzazione e nel mantenimento dell'iniziativa, ha assegnato alla Casa Museo una precisa identità: non più luogo tradizionale di conservazione ed esposizione di collezioni, ma struttura aperta, strumento di animazione ed esposizione di collezioni e proposta culturale capace di interessare i visitatori mostrando il modo di vivere e di lavorare delle generazioni passate nel costante rapporto con l'ambiente montano, sovente ostile per condizioni morfologiche e climatiche.
L'ecomuseo dell'Alta Valle Cervo. La Casa Museo, integrata così efficacemente con gli episodi del paesaggio naturale e antropizzato, con le vicende storiche ed umane, è un luogo idoneo a rappresentare il centro culturale e formativo dell'ecomuseo. Rappresenta il collegamento con il territorio da parte del visitatore che impara a conoscere la Valle nella globabiltà, ritrovando tracce di ciò che ha visto e sentito durante la visita anche nell'ambiente attuale.
La struttura offre la possibilità di svolgere un'importante ricostruzione storico-critica della cultura e delle condizioni di vita e di lavoro del passato: racconta, attraverso oggetti, documenti e fotografie i problemi, i sacrifici, le usanze di una popolazione che ha conquistato, con grandi fatiche, i propri spazi. Oggi, essendo la Casa Museo inserita nel progetto del sistema ecomuseale biellese, esistono i presupposti per affrontare seriamente l'organizzazione di itinerari di sviluppo e approfondimento delle caratteristiche valligiane alla scoperta dei segni storici, culturali, naturalistici presenti in tutto il territorio della Alta Valle Cervo.
Un esempio significativo è l'attività didattica che si sta sviluppando intorno alla Casa Museo. Ogni anno vengono tenuti corsi di apprendimento per la confezione degli "scapin", per tramandare un'attività artigianale femminile che sta scomparendo. Qualche anno addietro si è anche avviato un corso per la ripassatura dei manti di copertura in pietra.
La Casa Museo è visitabile da luglio a settembre tutte le domeniche pomeriggio.
Sono possibili, su prenotazione, visite guidate per le scuole ed i gruppi.
I visitatori, comprese le scuole (circa 25 all'anno), sono mediamente 4.500/5.000 all'anno.
L'edificio, scelto come sede museale, è inserito nel nucleo storico di Rosazza, in un contesto ancora integro e qualificato.
Ha origini settecentesche, ma è stata restaurata nel 1876.
La casa, già di proprietà della famiglia Rosazza Bertina, si prestava a diventare un museo per la struttura e il numero di locali.
Conserva i caratteri tipici dell'abitazione valligiana, valorizzati nell'allestimento e nell'esposizione delle raccolte. Presenta due ingressi, doppia scala, ampio sottotetto e quindici stanze distribuite su quattro piani fuori terra.
Si intuisce l'agiatezza degli originari proprietari dall'ampiezza della struttura e dalle rifiniture e decorazioni pittoriche dei locali.
Come ogni altra casa, ha la stalla al piano terra e un accesso comune per le persone ed il bestiame; elemento fondamentale per il sostentamento famigliare quotidiano per la gente comune ma anche per la borghesia agiata.
La vecchia Chiesa parrocchiale, presso la Torre civica, in un dipinto di Battista Rosazza Grolla.
La vecchia Chiesa parrocchiale, presso la Torre civica, in un dipinto di Battista Rosazza Grolla.
(Alberto Busca)
PIANO TERRA: ambienti e mestieri.
- la stalla: è allestita nell'originario locale che ospitava pochi capi di bestiame, al massimo tre. L'ambiente, molto fresco perché parzialmente interrato, e con volta a botte in pietra, è di piccole dimensioni.
Conserva una mangiatoia in legno e muratura e la canaletta di raccolta dei liquami. Ha una piccola finestra per il ricambio d'aria; il pavimento è in lastre di pietra con pendenza verso il canale di scolo.
L'allestimento è essenziale: strumenti per la mungitura, attrezzi per la raccolta del letame, gerla per il trasporto del fieno, campanacci e collari per gli animali.

- la cucina: conserva l'originale pavimento in legno, un armadio e una vetrina incassati nel muro ed il camino. Sul lato verso strada, dove si aprono due finestre, ci sono due tipici elementi di arredo valligiano: la cassapanca e il tavolo ribaltabile ("taulet") in legno, entrambi murati.
Nelle abitazioni più povere - la maggior parte - la cucina era un luogo polifunzionale, l'unico locale riscaldato: si svolgevano la lavorazione del latte, la filatura e le altre fondamentali attività domestiche.
Lo spazio veniva utilizzato in maniera decisamente razionale.
L'allestimento è semplice, proprio per rimanere coerente alla tradizione: stoviglie in rame, legno di acero e terracotta (bielline di Ronco), biancheria, oltre a vari attrezzi d'uso.

- i mestieri: in questo locale sono presentati attrezzi legati alla lavorazione del legno, della pietra e all'attività edile.
Il mestiere di falegname, documentato attraverso il banco di lavoro e gli attrezzi quali: pialle, seghe e seghetti, trivelle, morse, strumenti di misurazione.
L'attività dei mastri da muro e scalpellini, lavoro preminente della tradizione locale, è testimoniato da una ricca collezione di attrezzi e utensili: mazze, punte, scalpelli, barramine di vario tipo, strumenti di rifinitura superficiale degli elementi lapidei, manufatti che documentano le fasi della lavorazione.
Alle pareti ci sono riproduzioni di fotografie storiche sull'attività svolta nelle cave locali.
Viene inoltre proposto il focolare della tradizione (An ca' da fè) che si trovava al centro di una delle stanze del piano terra ed era utilizzato per mantenere il fuoco, per usi alimentari e riscaldamento dell'ambiente.


PRIMO PIANO: presenta collezioni di documenti che testimoniano la vita in Valle.
- i costruttori valligiani: sono documenti sul ruolo determinante delle scuole tecniche ad indirizzo edile di Campiglia Cervo e Rosazza. Da sottolineare, una ricca documentazione sull'attività svolta dalle Società Operaie locali.

- la lavorazione del latte e il bucato: vengono proposti attrezzi e utensili legati alla lavorazione del latte, corredati da schede tecniche che spiegano l'uso degli oggetti (zangole, "fracet") e il processo di produzione dei formaggi e del burro.
Questi prodotti erano essenziali per il mantenimento della famiglia che li consumava e in parte li vendeva nei mercati locali.
Il bucato, attività prettamente femminile, è documentato attraverso gli oggetti quali il mastello, la cenere (usata per lavare la biancheria), le tavole di legno, gli inginocchiatoi usati nel torrente per il risciacquo dei panni.


SECONDO PIANO: ancora documentazioni e ambienti della casa.
- le età della donna: sezione dedicata alla donna valligiana nelle sue diverse età, dalla nascita alla maturità. Sono raccolti vestiti da bambino e corredidi battesimo, camicie da giorno, camicette, il "gipoun" (l'abito tradizionale), giochi e corredo da sposa.

- l'artigianato femminile: in questa stanza vengono mostrati alcuni oggetti legati alla coltivazione e alla filatura della canapa (aspo, arcolaio, filatoio), alla confezione degli abiti, antiche riviste di moda femminile e documenti della scuola di ricamo e cucito, aperta a Rosazza e gestita dalla sarta del paese.

- la camera da letto: nella stanza, forse la più ricca della casa per le belle decorazioni floreali del soffitto, è stata allestita la camera da letto.
E' costituita da un alto letto in castagno con materasso in foglie di faggio e lenzuola in tela ruvida di canapa, un cassettone per la biancheria, fotografie e oggetti vari: libri di preghiere, acquasantiere, valigie da viaggio, scaldaletti, bujotte, camicie da notte.
La ricchezza dell'abitazione si evidenzia dal fatto che la camera da letto ha il camino, un lusso che la maggior parte dei valligiani non potevano permettersi.
In anni successivi, venne aggiunta anche una stufa in ceramica di Castellamonte.


TERZO PIANO: altri elementi della casa, dei paesi e della tradizione.
- la scuola: la scuola elementare femminile pluriclasse del periodo umbertino, con sei anni di corso, aveva la sua sede in un locale messo a disposizione dal Comune.
L'atmosfera che si respira è quella di un'aula di altri tempi: la cattedra, i banchi, la lavagna, il pallottoliere, i libri e i quaderni. Alle pareti le carte geografiche, le tavole tematiche (gli animali, le piante) e le fotografie che documentano la carriera scolastica della maestra del paese Caterina Borgarino.

- la "streia": il granaio e deposito raccoglieva materiale di vario genere.
Comprende attrezzi da lavoro legati alla lavorazione del legno (seghe, accette), attrezzi agricoli, tutte le gerle (sceste e scistun) e gli altri strumenti per il trasporto a dorso usati dalle donne.

- le raccolte di cartoline: nella stanza sono state raccolte cartoline sui comuni e sul territorio dell'Alta Valle Cervo. Periodi storici diversi che mostrano com'era e com'è cambiata la Valle.

- bottega del calzolaio: in un angolo è stato ricavato lo spazio per conservare gli utensili e l'arredo della bottega del calzolaio.

- le calzature tradizionali: gli "scapin" costituiscono la calzatura tradizionale valligiana in panno trapuntato in canapa. Viene proposto l'intero processo di lavorazione, dal cartamodello alla confezione.

- videoteca: negli ultimi anni è stata predisposta una stanza per la proiezione di materiale documentario.

- il negozio: per il visitatore della casa c'è una ricca esposizione di libri, di pubblicazioni e oggetti in vendita.
I contenuti redazionali di questo sito sono protetti da diritto d'autore.
I proprietari di testi e immagini, dove noti, sono citati.
Invitiamo a contattarci chiunque riconoscesse in queste pagine una violazione del proprio diritto d'autore: saremo ben lieti di inserire i suoi riferimenti o - se ritiene - di rimuovere immediatamente i contenuti in questione.
Il sito non ha comunque scopo di lucro e la redazione è stata curata da volontari.

home --> itinerari --> Casa Museo