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L'emigrazione.
La scarsa produttività della vallata del Cervo, la pastorizia e le poche colture permesse dall'aridità del suolo, si manifestarono presto insufficienti al sostentamento della numerosa e crescente popolazione; perciò si sviluppo l'emigrazione in cerca di lavoro fin dal XVI secolo.
Dalla tradizione ci è tramandato che i Valligiani presero parte alla costruzione del Duomo di Milano, della Certosa di Pavia e di altri edifici nel Ducato di Milano.
Nel 1607, in relazione alle replicate istanze dei Valligiani, il Duca Carlo Emanuele I, sebbene in quella difficile epoca dovesse difendere le sue terre dalle mire annessionistiche di Francia e Spagna ed avesse necessità di uomini atti alle armi, si decise a favorire l'emigrazione dalla Valle, per migliorare la possibilità di vita nella stessa, ed emise una ordinanza avente la funzione di passaporto collettivo per l'estero.
Dopo il 1750 i piccoli capimastri valligiani si trasformarono in impresari dei lavori statali per le opere di fortificazione della frontiera francese ed ebbero un decisivo sviluppo, diventando, nel volgere di mezzo secolo, i più quotati e potenti imprenditori degli stati italiani.
I primi impresari attirarono dietro a loro gli operai, muratori e scalpellini, che si diffusero non solo per l'Italia (Napoli, Roma, Genova, Torino, Alto Adige, Sardegna) e la vicina Savoia, come già erano abituati da secoli, ma per tutta la Francia, la Spagna, la Romania, l'Africa del Nord e del Sud (Marocco, Algeria, Egitto, Etiopia, Libia, Madagascar, Congo Belga e Francese), per l'intero continente americano (Perù, Guatemala, Venezuela, Bolivia, Argentina, West Virginia), nei paesi dell'Oriente, in Asia Minore, in Cina, nell'Indocina.
 
 


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