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Itinerari religiosi
Chiesa parrocchiale di Rialmosso (Quittengo)
La borgata di Rialmosso appare per la prima volta in un atto del 1253; la presenza di molti prati fa supporre che in questo periodo vi fossero poche baite e con funzione abitativa temporanea. Solo nel XV secolo si formò un nucleo di case ove la popolazione si stabilì definitivamente. L'originario oratorio frazionale, probabilmente del XVI secolo, fu ricostruito dopo la consacrazione a parrocchia del 1602. La chiesa, di modeste dimensioni, fu ultimata nel 1692; i lavori procedettero a rilento per la povertà dei parrocchiani. Attualmente l'edificio è costituito da una navata con volta in laterizio e da tre cappelle laterali; dedicate alla Madonna del Rosario e a San Giovanni Battista le prime due, la terza ospita la fonte battesimale. Sulla facciata reca c'è un affresco della Madonna col Bambino risalente ai primi decenni del Seicento. Il portico a tre arcate, antistante l'ingresso, con balaustra superiore è settecentesco, come anche la sacrestia. Nell'Ottocento fu ricostruito il coro e si decise di realizzare una piccola camera da adibire a nuovo battistero, le decorazioni e gli affreschi all'interno della chiesa sono dello stesso periodo. Il piccolo campanile a pianta quadrata ed in pietra a vista, sul retro della chiesa, è di metà Ottocento. TEMPIO VALDESE A PIEDICAVALLO
L'edificio sorge lungo la strada interna al paese, a poca distanza dalla chiesa parrocchiale di San Michele. E' l'unico esistente nella provincia di Biella. Fu ultimato ed inaugurato il 13 ottobre del 1895: è una bella struttura in blocchi lapidei che sfrutta l'effetto mosaico creato dalle sfumature dei diversi tipi di pietra impiegati. Il portale di ingresso, architravato, è sormontato da un arco ogivale; lo stesso disegno viene ripreso nella finestra al centro della facciata e in quelle laterali. Nella parte superiore c'è un'apertura circolare e mensole di supporto alla copertura in lose. La comunità valdese si costituì il 26 febbraio del 1890; è stata la più numerosa del Biellese. La ragione che spinse molti residenti ad abbracciare la religione protestante va ricercata nelle cronache del tempo. Pare infatti che lo scisma dalla chiesa cattolica sia avvenuto a causa di una controversia avvenuta tra gran parte della popolazione e l'intransigente parroco locale, Don Giovanni Perino, tra l'altro fondatore del giornale clericale 'il Biellese'. La contestazione portò a una divisione tra i residenti, tanto che i valdesi costruirono anche una scuola che rimase aperta fino al 1911. La maestra, proveniente da Pinerolo, si chiamava Elisa Goss e si era sposata a Piedicavallo con un valligiano lì residente. FORGNENGO (CAMPIGLIA CERVO)
Frazione di Campiglia Cervo, attraversata dalla strada panoramica Zegna che unisce la Valle del Cervo al triverese. Si compone di due nuclei, uno posto a monte e l'altro a valle della carrozzabile ed è interessata da un fitto reticolo di mulattiere interne in acciottolato che tagliano e corrono lungo le curve di livello. Presenta interessanti e antichi edifici rurali, alcuni dei quali pubblicati su testi di architettura alpina. I manti di copertura dei tetti, in origine erano in lose e coppi, ora per la gran parte sono stati sostituiti da materiali moderni cementizi. Alcuni affreschi seicenteschi e gli stessi giochi incisi sulla pietra attestano l'antica origine della borgata. SANTA MARIA DI PEDECLOSSO (SAN PAOLO CERVO)
Seguendo la mulattiera, da Oretto a San Giovanni Battista, percorso devozionale dei fedeli della Bassa Valle d'Andorno, si incontra la più antica chiesa della Valle Cervo: ha origini medioevali, fu costruita probabilmente tra XI e XII secolo, comunque prima del 1207, anno in cui è citata in una bolla papale. Originariamente nacque come chiesa parrocchiale, la cui giurisdizione si limitò al villaggio e alle borgate limitrofe, formato da un centinaio di abitanti. Pur conservando il nome di 'ecclesia' perse i suoi poteri già alla fine del 1200; in un documento del 1298 infatti appare chiara la sua funzione di oratorio. A metà del 1600 diventò un piccolo santuario mariano dipendente dal vicino Ospizio di San Giovanni; lo attestano la frequenza delle funzioni celebrate e gli ex voto dei numerosi fedeli sulle pareti. Un secolo dopo tornò ad essere un modesto edificio di culto con celebrazioni festive saltuarie. Ha navata unica, divisa in due campate, con porticato sorretto da capriate; c'è un basso campanile laterale. All'interno sono ancora visibili, anche se molto deteriorate, alcune pitture murali, tra cui una madonna con bambino cinquecentesca, attribuibile al pittore biellese Gaspare da Ponderano e un guerriero di epoca precedente. CHIESA DI SAN MICHELE A PIEDICAVALLOCHIESA DI SAN MICHELE A PIEDICAVALLO
Originariamente il luogo di culto era costituito da un piccolo oratorio cinquecentesco che dipendeva dalla parrocchiale di Campiglia. In quel tempo Piedicavallo era un piccolo villaggio i cui abitanti, per lo più pastori con pochi mezzi, poterono permettersi solo una modesta struttura con solaio lingeo, staccionata sulla fronte principale, priva di facciata, e disadorna di arredi. La forte fede della comunità fu premiata nel 1622 quando il Vescovo diede il permesso per l'ampliamento dell'edificio e per l'indipendenza parrocchiale. Nel 1666 vennero costruiti il battistero e la sacrestia e, successivamente, tre cappelle con altrettanti altari lignei. Il coro e il presbiterio attuali risalgono a un rifacimento del 1758; è evidente in questa parte la ricchezza delle decorazioni e dei disegni. Di impianto settecentesco sono anche la cappella di San Giuseppe e la nuova sacrestia. Il campanile del 1865 è realizzato in blocchi lapidei squadrati a faccia vista: è dotato di orologio e di meridiana e presenta la cupola in rame con sezione bombata a cipolla. All'interno, come in molte altre chiese dell'Alta Valle (Campiglia e San Giovanni Battista) compaiono pile dell'acqua santa seicentesche, in marmo bianco del Mazzucco, località dell'Alta Val Sorba (Rassa di Valsesia). CHIESA DI SAN GRATO A MONTESINARO (PIEDICAVALLO)
L'attuale chiesa, che sorge in luogo dell'antico oratorio seicentesco, venne costruita nel 1715 su disegno di un capomastro valligiano. Nel 1754 Montesinaro, staccandosi dalla chiesa matrice di Campiglia Cervo, divenne parrocchia autonoma con diritto al fonte battesimale e alle sepolture; dal 1986, a seguito della costante diminuzione della popolazione, è stata fusa con quella di Piedicavallo. L'edificio, a navata unica, con tre altari, fonte battesimale, sacrestia e campanile (costruito tra il 1728 e il 1731) è orientato a sud ed è baricentrico rispetto alla frazione costituita da due distinti agglomerati, divisi tra loro dalla strada. Il cimitero, già concesso nel 1750 all'interno della chiesa, fu trasferito nel 1854, a seguito di un'epidemia lontano dal centro abitato. La casa parrocchiale, non addossata alla chiesa, è divisa da questa dalla strada pedonale che attraversa longitudinalmente la frazione. ORATORIO DI SAN BIAGIO A VALMOSCA (CAMPIGLIA CERVO)
Il piccolo oratorio di Valmosca è stato costruito nel 1654, data incisa sull'architrave in pietra che sovrasta il portale d'ingresso. La semplice facciata a capanna è inquadrata da due lesene che poggiano su zoccoli in pietra e ha tre aperture: due, ai lati della porta, con mensola lapidea, ma molto più grande al centro. In alto, un affresco con l'effigie di San Biagio, contornata da una cornice modanata, che presenta ai lati due meridiane. Il campanile seicentesco, sostituito nel 1754, presenta una curata lavorazione in pietra con faccia a vista. CHIESA PARROCCHIALE DI CAMPIGLIA CERVO
L'originario oratorio medioevale di San Martino, il più antico in Valle insieme a quello di Santa Maria di Pedeclosso, fu in seguito dedicato a San Bernardo e San Tommaso. Solo nel 1575 la piccola chiesa fu eretta in parrocchia. Già in quegli anni la costruzione, assai povera, appariva insufficiente per una popolazione di quattromila persone, sparse nelle varie borgate; fu solo nel 1660 che si decise di costruire un edificio più grande. Il progetto, secondo la tradizione, venne affidato a un architetto milanese, probabilmente allievo del Bramante. La facciata venne ricostruita su disegno dell'ingegnere Alessandro Mazzuchetti nel 1848; il disegno ricalca gli schemi rinascimentali. Il campanile maestoso in blocchi quadrati di sienite è del 1653 come indica anche l'iscrizione scolpita sul basamento: '16 IHS 53 / SS. JOSEP ET BERNARD'. La costruzione ha una doppia parete nella quale è stata ricavata una scaletta che conduce alla sommità. All'interno della chiesa è conservato un grande polittico commissionato nel 1565 dalla comunità della Valle al pittore Bernardino Lanino che raffigura i Santi patroni del territorio, tra cui San Giovanni Battista, San Lorenzo, San Martino, Sant'Antonio abate, San Bernardo, San Tommaso apostolo. RETTORIA DI CAMPIGLIA CERVO
L'edificio, nella piazza principale del paese, di fronte alla parrocchiale, è costituito da tre corpi di fabbrica disposti attorno a una corte centrale con porticato al piano terra, presenta sulle due facciate contrapposte belle loggette ad arcate, di cui una è stata tamponata in epoche seguenti. La costruzione è di origine settecentesca come la facciata della chiesa. EDICOLA DI SANT'EUSEBIO
Lungo il percorso che dal colle della Colma scende al Santuario di Oropa furono realizzati alcuni tempietti ed edicole per il riposo dei viandanti. Tra il 1894 ed il 1896 fu costruita l'edicola di Sant'Eusebio, una piccola struttura a pianta pentagonale e, come molte opere di Giuseppe Maffei, di ispirazione bizantina. Il tempietto presenta un corpo centrale a volume chiuso ed un portico attorno, più basso, entrambi poggianti su una piattaforma gradonata. In aggiunta alla sienite, pietra locale, furono utilizzati il marmo, la luserna per la volta di copertura, e mattoni forti e a paramano per le decorazioni. Particolarmente pregevole è il porticato, costituito da pilastri in blocchi lapidei con capitelli a fascia negli angoli e da esili colonne in corrispondenza delle mediane di ciascun lato, a sostegno di un doppio arco a tutto sesto. La pietra impiegata nei sostegni e nelle arcate fu trattata con acido nitrico per ottenere una colorazione rossiccia; questi elementi, alternati ad altri in sienite naturale, creano una piacevole bicromia. I fusti delle cinque colonne provengono da una costruzione andata distrutta; i capitelli delle stesse e quelli dei pilastri presentano un ricco motivo decorativo a traforo. Per il modello della edicola il progettista, Giuseppe Maffei, si ispirò agli edifici visitati a Ravenna e a Torcello. Il nucleo centrale presenta, nella parte sommitale, una decorazione in laterizio che riprende il tema delle arcate sottostanti; dello stesso materiale è la fascia a triangoli (molto simile agli archetti pensili romanici) che adorna la parte inferiore del cornicione marmoreo. Le aperture arcuate del tempietto sono chiuse da grate in ferro battuto, dalle fessure del disegno i pellegrini sono soliti lasciare delle offerte. EDICOLA DEL RIPOSO O BARACUN
Nel 1892, lungo il costruendo tracciato S. Giovanni Battista - Oropa, iniziarono i lavori, contemporaneamente a quelli della strada e della galleria, di alcuni edifici per il deposito di materiali e attrezzature, per il ricovero notturno delle maestranze e anche per la sosta dei viandanti a opera ultimata. La prima costruzione realizzata fu l'edicola del Riposo, anche chiamata 'Baracun'. L'edificio, a pianta rettangolare, è caratterizzato da una grande apertura centrale, divisa in tre campate di uguale ampiezza, da due colonne, sporgenti rispetto al filo del muro. I capitelli presentano una decorazione essenziale: quattro facce, ciascuna con una croce greca a rilievo. In corrispondenza dei sostegni si eleva un corpo a pianta rettangolare con tetto a due falde; le due ali laterali hanno invece una copertura piana. Il materiale impiegato è la pietra, a vista nel piano inferiore, intonacata in quello superiore. Gli angoli della costruzione sono evidenziati da una colorazione rossastra. TORRETTA
Il tempietto, sito lungo la strada di collegamento tra l'Alto Cervo e Oropa, si trova nel tratto che da San Giovanni sale al colle della Colma, alla quota di 1381 metri. La piccola costruzione, realizzata per la sosta dei pellegrini, ha una pianta esagonale; l'alzato mostra gli spigoli sporgenti in pietra a vista, mentre il muro di tamponamento è intonacato. L'ampio ingresso architravato è diviso in due parti da una colonna centrale; nella parte superiore un'apertura triangolare reca una croce greca in corrispondenza del sostegno. La copertura è costituita da lastroni in pietra a forma di triangolo equilatero sovrapposti e da un tetto a sei falde in lose che si imposta su una struttura a mensole leggermente sporgenti. All'interno vi sono, lungo il perimetro, panche in pietra per il riposo dei viandanti; sul lato opposto a quello di ingresso, da una finestra, è possibile godere il panorama dell'intera Valle. GALLERIA SOTTO IL COLLE DELLA COLMA (CAMPIGLIA CERVO)
Nel 1870 si iniziarono i lavori per la costruzione del tratto di strada di collegamento tra il ponte Concresio (località Valmosca) e l'Ospizio di San Giovanni Battista. Questa fu solo la prima di una serie di opere, volte alla realizzazione di un collegamento tra la Valle del Cervo e quella di Oropa; il progetto prevedeva di prolungare la strada, oltre San Giovanni, fino a sotto il Colle della Colma (m. 1622) da passare in galleria e di costruire un secondo tratto nel versante opposto. Il tracciato fu ideato e finanziato da Federico Rosazza Pistolet per favorire i pellegrinaggi e le visite ai santuari di San Giovanni Battista e di Oropa, fino ad allora uniti da sentieri e mulattiere; inoltre la strada rappresentava un'occasione per togliere l'Alto Cervo dall'isolamento fisico cui condizioni naturali e ambientali avevano costretto. Dal 1889 al 1893 le maestranze locali, tra le quali molte donne, lavorarono alla costruzione del primo tratto stradale oltre l'Ospizio di San Giovanni. Nel luglio 1893 squadre di minatori provenienti dal Canavese, da Pralungo e dal Favaro iniziarono gli scavi del traforo dal versante di San Giovanni. La galleria in corrispondenza del colle della Colma, era l'unico modo per raggiungere la vallata di Oropa. I lavori si protrassero alcuni anni non solo per le interruzioni invernali dovute alle cattive condizioni del tempo, ma anche per i problemi che procurò l'escavazione della roccia, particolarmente dura in quella zona. Il risultato finale fu un traforo lungo 355 metri, largo 4,50 metri e alto 2,25 metri. Il prospetto verso Oropa è costituito da un arco bicromo con due torrette merlate laterali, quello verso San Giovanni presenta la medesima struttura arcuata, ma a più ghiere e una copertura superiore a capanna. Già nel 1841 l'architetto genovese Ignazio Gardella, su incarico di Vitale Rosazza Pistolet, padre di Federico, aveva eseguito il progetto della strada veicolare ponte Concresio - Ospizio di San Giovanni Battista, che verrà avviato solo 30 anni dopo. |
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