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La palazzina comunale e la torre civica
L'edificio comunale, sito lungo la provinciale, è stato costruito tra il 1881 ed il 1883 al posto dell'antica canonica.
Nelle intenzioni di Federico Rosazza avrebbe dovuto ospitare la sede municipale che, a quel tempo, era a Piedicavallo (comune dal quale Rosazza, in qualità di Borgata, dipese fino al 1906).
Il disegno di Federico Rosazza si realizzò solo vent'anni dopo: nel frattempo vennero ricavati alloggi d'affitto.
La costruzione, progettata da Giuseppe Maffei, è caratterizzata da quattro piani fuori terra, di cui quello terreno con portico antistante che crea un filtro tra l'edificio e la carrozzabile.
Le colonne, come già le murature del cimitero e della chiesa, furono trattate con acido nitrico per ottenere un gustoso gioco di colori: fusto rosso - capitello grigio alternato a fusto grigio - capitello rosso.
La medesima bicromia è utilizzata nelle lesene che scandiscono i prospetti, realizzate in sienite e mattoni.
In corrispondenza del secondo piano esse sono raccordate da un arco dello stesso materiale.
Vicino alla Palazzina si trova il campanile della chiesa originaria dedicata ai Santi Pietro e Eusebio, demolita nel 1881; esso in quegli anni venne trasformato in torre civica con l'aggiunta nella parte sommitale di una balconata e di una merlatura ghibellina.
La Palazzina comunale vista dal ponte sul torrente Pragnetta.
La Palazzina comunale vista dal ponte sul torrente Pragnetta.
(Anna Valz Blin)
Villa Vercellone.
Villa Vercellone.
(Anna Valz Blin)
Il progettista realizzò un portico tra la palazzina e la torre, al centro del quale vi è un arco monumentale che ha funzione di ingresso principale alla residenza dei Rosazza Pistolet (ora Vercellone).
Il manufatto mostra un gustoso gioco cromatico ottenuto alternando elementi lapidei naturali in sienite (grigi) ad altri trattati con acido nitrico (rosso-arancio).
L'espediente è spesso utilizzato da Giuseppe Maffei, ma, mentre nelle murature cerca di ottenere un effetto a mosaico sfruttando le sfumature della pietra, in questo portico gioca sul contrasto, alternando fusto grigio - capitello rosso a fusto rosso - capitello grigio.
Particolarmente interessante è la decorazione degli elementi che costituiscono la colonna, non collocabile tra gli ordini canonici; i fusti non sono scanalati e i capitelli presentano tre modelli diversi ripetuti in serie.
Le forme e il richiamo a elementi vegetali fa supporre che il progettista si sia ispirato all'architettura longobarda e paleocristiana.
E' certo, infatti, che Federico Rosazza abbia fatto dei viaggi di studio in Italia insieme a Maffei, il quale disegnava e annotava tutto ciò che giudicava pregevole per poi riproporlo nelle sue opere.
Anche il fatto che usi più tipi di capitello invece di uno solo fa ritenere possibile l'ispirazione a modelli dell'alto medioevo, periodo in cui si usava impiegare materiale di spoglio in modo un po' disordinato (es. S. Giorgio in Velabro a Roma 682-683, s. Pietro a Tuscania iniziato nell'VIII secolo, Abbazia di Pomposa tra l'VIII e l'XI secolo).
In particolare questo aspetto è evidente nella galleria tra la Palazzina e la torre civica dove le esili colonnine di sienite e i pilastri dell'arco di ingresso sono sormontati da capitelli che rilevano eccezionali similitudini con gli ordini paleocristiani; essi hanno forma troncoconica rovesciata e presentano una superficie decorata con trafori, intrecci a ricami.
Molti nella parte centrale mostrano la sigla VR (Vitale Rosazza, il padre di Federico).
Va ancora menzionata un'ultima colonna, molto interessante, che si trova vicino alla torre civica dove vi è un monumento dedicato a tutti i valligiani caduti in guerra ("nelle patrie battaglie").
Il fusto, costituito da quattro elementi cilindrici, presenta scanalature oblique e sfalsate in ciascun blocco; il capitello mostra sei nicchie ognuna delle quali ospita il busto sporgente di un militare.
Veduta della Torre Civica.
Veduta della Torre Civica.
(Alberto Busca)
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